Al poeta

Me lo concedi
solo una volta
d’esser la mia musa?
Scrivo per te
righe dal cuore
che mai più andranno via.
Incido il tuo genio
ricco pezzente
che si dimena temendo il domani.
Guardo il tuo volto
vedo il mio amore
tu ne sei cieco e ci vedi dolore.
Conti le lune
mischi parole
voli nel cielo anche senza le ali.
Corri un gran rischio
senza puntare
pianti nell’ombra il seme d’un sole,
avido d’acque lo annaffi per ore.
E i tuoi occhi come luce,
la tua mano come il sogno.
T’accarezzo e pago pegno:
si è fermata la musica.
Vorrei… vorrei suonar la tua canzone.
Ma musica più forte e meno soave
si è fatta zattera di un’emozione:
non posso più restar su questa nave…
tu sei come
la goccia fredda
che mi coglie all’improvviso quando
entro nella doccia
e sono sporco.
E sussulto
che vorrei sceglierla io
la temperatura.
Ma tu,
ma la goccia,
mi coglie all’improvviso ogni singola volta che
entro nella doccia.
E tu cosa faresti?
Smetteresti d’
entrare nella doccia?
Rimarresti sporco?
No, tu cadresti.
Tu cadi.
Ma è iverno
fa freddo
e la goccia è già caduta
e sono solo,
sporco,
nella mia doccia.
E ancora come luce
rifletti su di me
Io mi faccio specchio.
Ora modello la mia superficie
sol per rifletterti al meglio.
Anche se fa male,
nonostante il mio dolore,
sarò per te un cristallo
buio:
Fendi la nebbia
con mortali parole.
Uscire allo scoperto,
c’è chi altro non vuole.
Parla: mente attenta,
desidero ascoltare.
Credi nella corte
di chi ti vuol donare.
Apri le tue ali:
van solo dispiegate,
che solo in quel momento
ti potrai ancor librare;
T’ascolto: il verbo attendo.
tu porgi a me le spalle
che per amor strumento
c’è da smontar tormento
e allor, in seggio spoglio,
pari all’acqua, senza forma
il foro non coperso
sarà attratto
da piume d’alloro.

Al poetaultima modifica: 2018-07-16T14:33:40+02:00da artonair
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